La rivitalizzazione del pavimento pelvico, sostegno energetico e strutturale della nostra salute

di Caterina Germani

Perfect Shape Creator. Presedente dell’Associazione Internazionale Donne per le Donne. presente in Argentina, Messico, Stati Uniti, Spagna, Germania, Francia e Italia. L’associazione Donne per le Donne (www.donneperledonne.org) sostiene e promuove l’educazione al benessere della donna a 360°, attraverso un percorso di consapevolezza della femminilità e l’interazione di diverse discipline.

Il “pavimento pelvico”, quella zona che va dal pube all’ano, chiamata anche perineo, che con i suoi intrecci di legamenti e fasce muscolari, disposti su più piani, è strutturalmente deputato a sorregge il peso degli organi sovrastanti. La sua funzione di sostegno è quella che appare più palese, infatti, su di essa grava non solo il peso degli organi contenuti nel bacino e che sono a stretto contatto per contiguità con questa struttura muscolare, ma anche il peso degli organi dell’intero l’apparato digerente, che si trovano all’interno della cavità addominale. Va da sé che il suo benessere, misurato in termini di giusta tonicità e di controllo del movimento, influisce notevolmente sul buon funzionamento di tutti gli apparati sostenuti.
 Sebbene sia la più conosciuta, quella di sorreggere non è la sola funzione del pavimento pelvico. Tra le funzioni principali è fondamentale il supporto energetico degli organi genitali, dell’uomo e della donna, che attraverso il lavoro sul pavimento pelvico possiamo sostenere, rigenerare e reintegrare ogni giorno.

Le grandi implicazioni energetiche e di sostegno sono dimostrabili empiricamente, quando si inizia un programma di rivitalizzazione del pavimento pelvico poiché in poco tempo si manifestano immediatamente un incremento dell’energia fisica, della stabilità emotiva, della creatività, della vitalità generale. Per valutare queste implicazioni anche scientificamente e non solo empiricamente, si dovrebbero studiare le modificazioni che avvengono nelle aree più interne del nostro cervello, maggiormente attivate con il lavoro proposto sul pavimento pelvico, poiché sono proprio queste le aree cerebrali, in stretta relazione con la nostra sfera sessuale e di conseguenza con il perineo. Nonostante le sue forti implicazioni affettive, relazionali, emotive, energetiche, il pavimento pelvico resta tra le parti del corpo meno conosciute e, senza alcun dubbio, la più trascurata.

La salute pelvica nelle diverse fasi della vita

Questa zona anatomica nell’essere umano ha un ruolo preminente, in tutte le fasi della vita in una profonda risonanza con il proprio stato d’animo, avendo ripercussioni a cascata sull’equilibrio energetico, sulla stabilità emotiva, sull’espressione della propria creatività, attraverso le emozioni più intime e l’appagamento sessuale, istinto primordiale dell’essere umano, che inevitabilmente condiziona il nostro benessere e di conseguenza la relazione con gli altri.

Gli schemi socio-culturali guidano inevitabilmente le azioni dell’individuo, e già nelle primissime fasi della crescita, ossia quando si conosce il proprio corpo che evolve e si costruisce il proprio sé, proprio quegli schemi socio culturali incoraggiano o inibiscono la consapevolezza della propria identità. Attraverso la consapevolezza corporea, la persona sperimenta il piacere o l’inibizione della propria sessualità. Spesso la nostra affettività e il modo di rapportarsi col mondo, risulta fortemente influenzata dalle esperienze vissute nei momenti cruciali di crescita a partire dall’infanzia, attraverso le delicate fasi della pre-adolescenza e adolescenza. Allo stesso modo la funzionalità del perineo e la capacità di sostenere energeticamente ed aumentare il proprio benessere sarà anch’esso influenzata dalla capacità e possibilità di scoprire e costruire la propria identità sessuale.

Per tale motivo occuparsi della salute pavimento pelvico dovrebbe essere una questione di “educazione al benessere” nel senso più ampio del termine, che inizia nell’infanzia e non dovrebbe avere termine se non con la nostra vita. Quali sono le potenzialità e che tipo di energia sostiene il perineo? Come si accumula l’energia nella sfera sessuale, come possiamo utilizzarla nei momenti di necessità? Come evitare che si disperda inutilmente? Come e attraverso quali attività riprodurla e rinnovarla? Questi sono temi che dovrebbero far parte dell’attività educazione al benessere del perineo e della sfera sessuale della donna e dell’uomo.

Miseramente releghiamo la conoscenza e l’attività del pavimento pelvico al solo recupero della tonicità muscolare, confinandola a brevi momenti della vita, ottenendo spesso miseri risultati. Nella maggior parte dei casi si conosce il perineo solo quando è fortemente indebolito e un programma che dovrebbe e potrebbe essere di sostegno diviene invece di recupero. E il prendersi cura di se stessi si trasforma in doversi curare o peggio “farsi curare”. Una scarsa considerazione e una mancata educazione al benessere del pavimento pelvico ci portano ad osservare un quadro abbastanza triste e riduttivo della conoscenza di questo pilastro della salute.

Il perineo questo sconosciuto.

Un numero esageratamente alto di donne che inizia un corso di accompagnamento alla nascita non ha mai sentito parlare del pavimento pelvico. Si conosce il perineo, in modo più o meno traumatico, durante il parto, e spesso proprio una scarsa conoscenza del corpo e una mancata preparazione, è causa di lacerazioni o di un ricorso alle episiotomie o ancor peggio richiesta della donna di anestesie epidurali o cesareo.

Il pavimento pelvico può avere un cedimento anche durante la menopausa in cui le modificazioni ormonali produrranno cambiamenti non solo sulla fertilità, sulla vitalità in generale e sull’umore, ma anche sulla tonicità dei tessuti. Il cedimento della muscolatura del perineo porta come ovvia e diretta conseguenza, un mancato supporto degli organi interni. Ma è ben più difficile valutare quanto una “lieve incontinenza” porti con se effetti a valanga che procurano una devastante instabilità emotiva e relazionale. Anche in questo periodo, troppo spesso, ci si limita all’uso di salva slip e assorbenti, quando invece si potrebbe agire efficacemente con un programma di sostegno tramite il movimento attivo e uno stile di vita più armonico per questa fase della femminilità, diminuendo drasticamente i rischi d’incontinenza totale e il prolasso degli organi genitali.

Questi sono comunque periodi più impattanti sulla salute del pavimento pelvico, ma le cause del suo indebolimento possono essere varie: come abbiamo accennato, le gravidanze, i cambi ormonali della menopausa, ma anche l’aumento di peso, (effetto di gravità degli organi sovrastanti) come pure le diminuzioni drastiche di peso, o cause non fisiologiche come eventuali particolari interventi chirurgici, (la stessa episiotomia porta ad incontinenza) la tosse cronica, la costipazione cronica, le abitudini di vita sbagliate (o anche altre di per sé corrette, ma a volte esagerate, come alcuni sport ad alto impatto). Spesso, per ragioni concomitanti tra loro, il pavimento pelvico può andare incontro a dilatazione e indebolimento.

Come si manifesta l’incontinenza urinaria.

Quando il pavimento pelvico è indebolito, subisce modificazioni che provocano cambiamenti sulla sua funzionalità. Tra le immediate conseguenze può accadere di non riuscire a controllore il rilascio dell’urina, a seguito di un piccolo sforzo o quando si ride, si tossisce, si starnutisce, si salta. Il nostro corpo ci avvisa per tempo mandandoci un primo messaggio di avvertimento: è necessario fare qualcosa!

Questo episodio, pur non passando inosservato, anzi segnato perfettamente nella memoria di chiunque lo abbia vissuto, nella maggior parte dei casi, viene però sotto stimato o addirittura considerato “normale” da alcuni “esperti” che parlano di “incontinenza fisiologica”. Si giudicano “normali” episodi d’incontinenza post parto, quella in età di menopausa. Insomma l’incontinenza sembrerebbe essere una sorta di fiocco che “impreziosisce” il pacco regalo del disturbo principale e che ci portiamo a casa. Un po’ come un bonus extra, con il quale dovremmo convivere per il resto dei nostri giorni. Complice di questo inconsapevole dramma, la pessima campagna pubblicitaria, (probabilmente pilotata) propinata sui media. Salvaslip e assorbenti per l’incontinenza, sono proposti come la soluzione rapida e indolore ad un problema sempre più comune e quindi divenuto “magicamente fisiologico”.

NON ESISTE UNA INCONTINENZA FISIOLOGICA, chi esprime, spesso noncurante, questa scorrettezza vi sta impedendo di occuparvi della vostra salute, negandovi, di fatto, la possibilità di agire tempestivamente.

Con le prime avvisaglie di una leggera incontinenza urinaria, o uno scarso piacere sessuale o un primo sintomo emorroidale, il nostro corpo ci sta “chiedendo” di occuparci del pavimento pelvico, e noi semplicemente gli tappiamo la bocca, per comodità e mancata conoscenza.

Solo quando questi episodi si protraggono nel tempo e oltrepassano una soglia di nostra possibile gestione, o affettano pesantemente la sfera emotiva e relazionale, decidiamo di occuparci della muscolatura perineale, immaginando di poter arginare in poco tempo e con poco sforzo, un effetto valanga, aggiungendo magari qualche farmaco o ultimo ritrovato, ma ahimè, a quel punto la relazione causa effetto non è così scontata. Soprattutto se il sassolino è divenuto un macigno, passando da una leggera incontinenza urinaria, o uno scarso piacere durante i rapporti sessuali, palesandosi in situazioni più serie e invalidanti, come l’incontinenza urinaria totale, o l’incontinenza fecale, il prolasso della vescica e dei genitali. In brevissimo tempo si arriva al completo isolamento sociale del soggetto (non sempre anziano).

In cosa consiste una rivitalizzazione del pavimento pelvico?

Troppo spesso e con troppa facilità si confonde una vera rivitalizzazione del pavimento pelvico con la semplice attività e capacità contrattile della muscolatura. In molti casi si consigliano i 4/5 esercizi di Kegel, universalmente conosciuti, ma spesso spiegati sommariamente. Troppo spesso viene proposto l’utilizzo di una riabilitazione passiva, attraverso l’uso di macchinari di elettrostimolazione, che, se non associati ad un movimento attivo e ad un programma graduale, provocano una separazione totale, allontanando definitivamente il soggetto dalle capacità propriocettive e quindi dalle proprie possibilità.

Il primo passo necessario prima di iniziare un programma di rivitalizzazione è chiederci costantemente se volgiamo “Curarci” o “prenderci cura” poiché la cosa è ben diversa e porta con se implicazioni che cambiano sostanzialmente l’approccio e i risultati ottenibili. Spesso ci si deve “curare”, con un lavoro ben più difficile da affrontare, quando potremmo più semplicemente “prenderci cura” di noi stessi con un piccolo sforzo e molte soddisfazioni. Ma d’altro canto è il male della nostra società, quello della incapacità di prendersi carico di se stessi e mantenere uno stato di benessere e di salute, che non si identifica solo con l’assenza di malattia.

Il benessere energetico, emozionale e relazionale, partecipa al quadro della vera salute, e il pavimento pelvico è intrinsecamente connesso alla vitalità della persona (uomo o donna che sia). Per questo motivo è necessario che la persona sia direttamente responsabile del proprio benessere. Quando decidiamo di prenderci cura del nostro corpo, attraverso una rivitalizzazione del pavimento pelvico, che comprende la riattivazione funzionale generale, è possibile, già dalle prime settimane, riscontrare effetti immediati e tangibili. Non di rado si osserva una ripresa sorprendente in quelle persone che “decidono” di prendersi cura di se stessi. Risultati che ribaltano sentenze inappellabili, e stupiscono qualsiasi ricercatore!

Un contatto profondo da ristabilire

Rivitalizzare il pavimento pelvico permette non soltanto di fortificare la muscolatura, ma di scogliere traumi e tensioni sedimentate, imparare qualcosa in più su se stesse, dare nuove sfumature e possibilità, non solo al piacere sessuale, ma ad una nuova creatività e una nuova femminilità. Alla ricerca continua di un equilibrio, tra mutabili stati emotivi e picchi di creatività, (più evidenti nella donna che nell’uomo, proprio per una continua attività ormonale), viaggiando attraverso le diverse fasi della femminilità, sostenute dalla nostra energia vitale. Il perineo è la porta al nostro femminile corporeo e spirituale. È un’occasione per iniziare ad “ascoltare” una parte del corpo che avrebbe molto da raccontare, ma alla quale spesso non diamo il permesso di “parlare”.

I 7 passi sostanziali per una rivitalizzazione efficace del pavimento pelvico.

Il pavimento pelvico è un gruppo muscolare e, come tutti i muscoli, può essere esercitato e tornare tonico, ed elastico. Qualsiasi muscolo, capace di muoversi può facilmente aumentare la capacità contrattile, ma spesso ci troviamo ad agire proprio quando la risposta muscolare è poco evidente o addirittura nulla. Nonostante ciò è possibile rigenerare i collegamenti sinaptici, agendo attraverso particolari tecniche con straordinaria efficienza. Infatti, riattivare la contrattilità muscolare non deve essere forzatamente il primo obiettivo! La maggior parte del lavoro all’interno del programma di rivitalizzazione non è quello muscolare, ma consiste nel riattivare la capacità propriocettive e una rinnovata consapevolezza che, in un lavoro quotidiano, determinerà anche il ripristino muscolare e in modo considerevole.


Il programma per la corretta ed efficace rivitalizzazione del pavimento pelvico è composto da specifiche attività che mirano a ripristinare non soltanto la tonicità dei muscoli perineali, ma la funzionalità di tutta una serie di apparati ad esso connessi. È necessario operare a 360° con esercizi e tecniche per ottenere:

  • Aumento della propriocezione locale e generale.

  • Riattivazione della respirazione toracica e diaframmatica

  • Diminuzione delle tensioni intestinali

  • Mobilizzazione delle articolazioni del bacino

  • Mobilizzazione della colonna e correzione posturale

  • Tonificazione muscolare specifica

  • Ripristino della sinergia tra i diversi diaframmi del corpo

Passo 1: ampliare la propriocezione

La propriocezione è la capacità di percepire e riconoscere non solo la posizione del proprio corpo nello spazio, ma anche lo stato di contrazione, tono e ipotonia dei muscoli e la tensione/distensione tendinea, al di la dalla percezione visiva. In un percorso efficace, il primo passo da compiere è ampliare la propriocezione della zona pelvica e delle singole zone del corpo. Si darà quindi ampio spazio agli esercizi dedicati alla propriocezione, sia nella parte iniziale del lavoro che nelle successive fasi di mobilizzazione e di riattivazione muscolare.

Ogni parte del nostro corpo è connessa con il sistema nervoso centrale, attraverso vie di comunicazione ascendenti e discendenti. Nei muscoli striati, questa connessione è palesemente dimostrabile attraverso le connessioni sinaptiche che arrivando alla placca-motrice, permettono la contrazione muscolare.

Ampliare la capacità di propriocezione ci permetterà di fortificare i vecchi percorsi neuronali o attivare vie completamente nuove di connessione. La propriocezione può essere ristabilita attraverso un lavoro costante di attenzione alle varie zone del corpo, congiuntamente ad esercizi e tecniche di visualizzazioni e di respirazione. Anche laddove ci siano difficoltà nel percepire la risposta muscolare della zona presa in esame, si procede infatti per gradi, in modo inverso, immaginando dapprima, attraverso una visualizzazione, l’impulso che percorre le vie ascendenti e discendenti del percorso di attivazione motoria, che faciliteranno così una risposta funzionale. Utilizzare la nostra capacità di visualizzare la contrazione muscolare ci permette di attivare la placca motrice se pur in minima parte e ottenere la contrazione muscolare. Molti sono gli studi che dimostrano che il solo pensare alla contrazione (e quindi immaginare un movimento muscolare) produce una stimolazione capace di attivare il muscolo. Si attivano quindi dei sottili processi che sono alla base di possibilità molto più ampie rispetto al singolo approccio fisico.

In tappe successive e/o propedeutiche l’una all’altra, in base alla risposta individuale, gli esercizi di propriocezione, proposti nel percorso di rivitalizzazione del pavimento pelvico, sono affiancati alle visualizzazioni. Le proiezioni immaginative possono essere esterne al corpo, rappresentano dettagli o ampi spazi della natura, possibilmente in movimento (onde del mare, erba al vento, nuvole in movimento ecc,) o interne a corpo, come le visualizzazioni di sfere di luce, (anche di diverso colore, in base a scelte precise e motivate). Tali sfere di luce percorrono le vie ascendenti e discendenti, riattivando, insieme alla respirazione, le connessioni neuronali.

Questo tipo di lavoro è indirizzato ad affinare la capacità propriocettiva e ri-attiva molti più canali di comunicazione rispetto al solo lavoro muscolare, di conseguenza gli effetti saranno riscontrabili non solo a livello fisico, ma soprattutto a livello energetico. Un tale lavoro propriocettivo è difficile chiarirlo attraverso foto, disegni o spiegazioni scritte, è probabilmente per questo motivo molto meno conosciuto rispetto all’attività più propriamente fisica.
 Spesso una rieducazione basata esclusivamente sul lavoro muscolare non offre risultati ottimali o rischia di essere solo un recupero momentaneo. La propriocezione, proposta in tappe consecutive durante tutto il percorso di rivitalizzazione, assume invece un’importanza fondamentale nel complesso meccanismo di controllo del movimento che, così riarmonizzato, si dimostrerà sempre più concreto ed efficace.

Passo 2: Riattivazione della respirazione toracica e diaframmatica

È necessario ripristinare una corretta respirazione addominale e toracica, attraverso cui si agisce per allentare le tensioni dei diaframmi. Generalmente quando parliamo di diaframma ci riferiamo al quello addominale, intrinsecamente connesso con la respirazione polmonare, ma come vedremo quello addominale non è l’unico diaframma di cui dobbiamo occuparci. Il lavoro di propriocezione precedentemente proposto, si arricchisce ulteriormente di un costante lavoro sulla respirazione che accompagna ora le visualizzazioni fino ad arrivare alla pratica dei successivi esercizi fisici di mobilizzazione e di rinforzo della muscolatura, ma spesso è necessario soffermarsi per molto tempo sulla propriocezione muscolare e sulla respirazione, prima di poter passare ad una vera e propria “ginnastica pelvica”. Va da se che il percorso qui proposto è essenzialmente individualizzato e in risposta alle necessità che passo a passo vengono riscontrate.

Passo 3: Diminuzione delle tensioni intestinali

Spesso sentiamo dire che il nostro intestino è il nostro secondo cervello, tutte le tensioni, fisiche ed emotive, qui accumulate si ripercuotono inevitabilmente sul sistema nervoso centrale, viaggiando proprio attraverso le vie neuronali del cervello arcaico o rettiliano. Oltre alle tensioni emotive a cui abbiamo accennato precedentemente e che si legano a doppio nodo con la salute del perineo, è particolarmente importante evitare tensioni e alterazioni dovute ad una errata alimentazione. Infatti, gonfiori, tensioni e infiammazioni si ripercuotono, in un circolo vizioso e per via diretta (tramite la muscolatura liscia e il tessuto connettivo) immediatamente sul diaframma, riducendo di conseguenza il movimento peristaltico e la funzionalità di tutti gli organi compresi nella cavità addominale e di riflesso quelli contenuti nel bacino. Tale limitazione può arrivare ad arrestare il movimento di sinergia biodinamico dei diaframmi sia in senso ascendente che discendente, ossia, dalla muscolatura, liscia o striata, al sistema nervoso centrale, o da questo a tutti i sistemi del corpo. In altri termini uno stile di vita corretto non può prescindere d una equilibrata e consapevole scelta alimentare.

Passo 4 e 5: Mobilizzazione delle articolazioni del bacino. Mobilizzazione della colonna e correzione posturale

È essenziale inoltre abbinare al lavoro propriocettivo e muscolare, anche uno specifico lavoro di sblocco articolare, rivolto primariamente alle articolazioni coxo-femorali, sacro-lombare, ma anche alle articolazioni intrinseche del bacino, (sacro coccigea, sacro-iliache e della sinfisi pubica) e in successive tappe a tutti i tratti vertebrali, lavorando in tappe successive sulla correzione posturale. Se non viene eseguito congiuntamente un lavoro sul piano articolare, che facilità i movimenti di mobilizzazione del bacino, il lavoro muscolare sarà indubbiamente più difficoltoso e comunque parziale, e in breve tempo i pochi risultati raggiungi tornerebbero alla situazione iniziale. Anche questi movimenti, che hanno l’obiettivo di ampliare la mobilità, mantenere una buona flessibilità e partecipare sinergicamente alla complessa attivazione del pavimento pelvico, saranno accompagnati da una costante attività di respirazione.

Passo 6: Tonificazione muscolare specifica. Finalmente arriviamo ad occuparci della riattivazione muscolare, tramite esercizi in modalità statica e dinamica, (tra cui anche gli esercizi conosciuti di Kegel) proposti gradualmente e spesso in un percorso individualizzato. In una visione più ampia del complesso sistema del diaframma pelvico è più facile ora intuire il valore di un percorso, che non sia solo riabilitante della funzione contrattile (dove la capacità contrattile si associa alla capacità distensiva delle singole unità muscolari e tendinee), ma che rivitalizzi un movimento funzionale nel senso più ampio del termine, dove la capacità contrattile non abbia maggiore importanza o priorità rispetto alla respirazione sinergica o alla mobilità della colonna. D’altro canto alcune tra le disfunzioni del pavimento pelvico sono spesso dovute ad un eccesso di tensione (emotiva e di riflesso muscolare) che provoca spasticità dei distretti. È per questo motivo che una riabilitazione rivolta unicamente al rinforzo della tonicità muscolare può risultare in alcuni casi dannosa.

Passo 7: Ripristino della sinergia tra i diversi diaframmi del corpo

Nella perfetta macchina umana il perineo “respira” e partecipa alla respirazione del corpo. Il termine diaframma si riferisce alle lamine muscolari che delimitano una parete divisoria o di sostegno, con il compito di sorreggere gli organi all’interno del loro perimetro e di trasmettere loro il movimento. Il diaframma addominale, quello maggiormente conosciuto, è solo uno dei diaframmi del corpo che dovrebbero rispondere armoniosamente in un lavoro di “respirazione corporea”. Quando il movimento, inteso anche come respirazione, non riesce a coinvolgere i diaframmi corporei, s’innescano dei blocchi funzionali ed energetici che, compromettono, in modo impercettibile ma costante, le funzioni dei diaframmi e degli apparati con i quali essi entrano in relazione. In particolare il diaframma pelvico, in stretta relazione con quello addominale, dovrebbe partecipare armoniosamente al movimento di respirazione corporea. Come abbiamo già visto, le tensioni emotive si trasmettono facilmente dal diaframma addominale agli organi dell’apparato digerente e viceversa, anche nel caso specifico di tensioni muscolari ed emotive che si ripercuotono a carico del diaframma pelvico, queste vengono inevitabilmente trasmesse agli organi contenuti nel bacino.

Per chiarire le modalità in cui avvengono questi passaggi di tensione tra le strutture muscolari e gli organi, viaggiando attraverso il tessuto connettivo, ci basterà pensare a tutte le volte che abbiamo vissuto un periodo di stress prolungato. Le tensioni emotive si ripercuotono immediatamente sul diaframma addominale, riducendo in primis gli atti respiratori, in linea con un processo biologico e funzionale di “allerta”. Quando però le inquietudini permangono e divengono stabili inizia una serie di tensioni a livello dello stomaco e via via sempre più in basso, fino a rallentare i movimenti peristaltici intestinali e la funzione respiratoria degli organi. Innescando un circolo vizioso, che si auto-alimenta, si generano nuove tensioni. Il meccanismo avviene tramite un delicato equilibrio di trasmissione di impulsi in cui sono coinvolti i centri del respiro e i centri del controllo del tono muscolare, situati nella parte del cervello rettiliano. È possibile però, riattivare un circolo virtuoso, attraverso un processo inverso, modificando e ripristinando una modalità respiratoria più efficace, attraverso posture ed esercizi specifici, finalizzati a riguadagnare l’elasticità del diaframma toracico o addominale e ripristinare una maggiore sinergia col diaframma pelvico.

Pelvico2

La propriocezione, l’attenzione costante alla respirazione, le visualizzazioni, l’aumento della mobilità delle maggiori articolazioni del corpo, la riattivazione muscolare graduale in posizioni statiche e dinamiche, l’armonizzazione dei diaframmi, sono tutte tappe (consecutive e/o propedeutiche l’una dell’altra) che andranno a formare un circolo virtuoso di riconnessione con se stessi. Solo una tale pratica, ben armonizzata, potrà ricondurci verso l’indispensabile e concreta riattivazione del pavimento pelvico, di uno dei maggiori pilastri della nostra salute.

Energia Vitale

Se apriamo gli orizzonti del nostro benessere a 360° e osserviamo il piano energetico-spirituale, possiamo facilmente percepire come il perineo sia in realtà uno dei maggiori centri di energia del corpo umano.

Le maggiori culture considerano questo centro energetico dell’essere umano e l’energia in esso racchiusa come un fondamento della sua spiritualità. È il luogo dove risiede, dormiente, la Kundalini, un’energia potente e creativa, collegato a doppio nodo con il flusso dell’energia sessuale, in stretta relazione con il movimento della colonna spinge e favorisce l’ascesa dell’energia verso l’alto. È il luogo in cui risiedono le proprie radici, gli istinti più arcaici, e anche i condizionamenti culturali, le paure. Il perineo è strettamente legato alla procreazione, all’autoconservazione della specie, alla propria integrità. L’energia che risiede nella sfera sessuale è interconnessa con la capacità di contenere e di lasciar andare, con la creatività in senso lato, quindi la capacità di creare nuove idee, che a loro volta generano il libero fluire delle emozioni profonde.


Prendersi cura di questa parte del corpo, dunque, non è solo un compito relegato al momento della gravidanza o riservato a soggetti incontinenti. Si tratta di rivitalizzare un pilastro della nostra salute. È necessario fin dalla prima adolescenza un’educazione alla salute che dovrebbe iniziare dalla conoscenza del proprio corpo compreso le funzioni del pavimento pelvico. Non mi soffermo sull’implicazione sociale che avrebbe una tale consapevolezza, che favorisce ed implementa la sicurezza della donna. Pertanto, non è mai troppo “presto” per iniziare a praticare esercizi specifici e per iniziare a esercitare la muscolatura pelvica, ma con la stessa fermezza sostengo che non è mai “troppo tardi”! La rivitalizzazione del pavimento pelvico è la base del risveglio della coscienza femminile, con tutto ciò che ne consegue.

Educazione al benessere vuol dire fare prevenzione. Ma solo se allarghiamo gli orizzonti possiamo comprendere che il binomio che ci permetterà di fare un alto quantico (anche nel campo della medicina) deve essere prevenzione/salute piuttosto che prevenzione/malattia. È necessario essere più consapevoli per comprendere quanto questa “sottile” differenza sia essenziale per la nostra trasformazione ed evoluzione. Fino ad allora, probabilmente, la perfetta macchina umana e il suo funzionamento resterà per molti un mistero.

Caterina Germani